RELAZIONE DI ASCOLTO DELL'AMPLIFICATORE "CELESTE"

Nel mese di marzo dell'anno 2002 ho avuto la possibilità di provare, per una quindicina di giorni, l'amplificatore denominato "Celeste" del progettista Alessandro Coppi di Pistoia. Si tratta di un progetto originale, sicuramente non convenzionale, ibrido con uno stadio pilota completamente valvolare ed uno stadio finale a transistor. L'ampli è dotato addirittura di un interruttore, posto sul retro del cabinet, che esclude o inserisce, a scelta dell'utente, un circuito di controreazione operante tra il Trasformatore di Uscita e il Catodo della valvola dello stadio di preamplificazione. Peraltro le scelte di progettazione tecnica sono illustrate, nel dettaglio, sul sito internet, come ad esempio il circuito di polarizzazione e stabilizzazione termica, per cui non mi starò a dilungare su considerazioni di questa natura, ma volgerò sin da subito le mie attenzioni sull'aspetto puramente audiofilo, campo nel quale mi sento decisamente più a mio agio.

Le prime prove di ascolto sono state effettuate con il seguente Impianto:

  1. diffusori Klipschorn Wo (anno di fabbricazione 1984);

  2. lettore CD Marantz 72 MK II Special Edition;

  3. amplificatore (ovviamente) "Celeste";

  4. cavi di segnale Monster Cable Interlink 200MKII;

  5. cavi di potenza M.I.T. Terminator 4;

successivamente sono stati sostituiti i diffusori Klipschorn con i più recenti Klipsch Legend KLF-20 (anche se le differenze di risultato sono state veramente minime) e in terza battuta "Celeste" è stato impiegato per pilotare diffusori a membrana con caratteristiche diametralmente opposte: le statunitensi Merlin VSM, la cui scheda tecnica è disponibile sul sito internet all'indirizzo //www.merlinmusic.com . L'ampli, nella versione realizzata da A. Coppi, non è fornito di potenziometri. Si precisa comunque che, in tutte le prove realizzate, non è stato utilizzato nessun preamplificatore per non influenzarne le caratteristiche sonore. Si è preferito effettuare il pilotaggio direttamente con il lettore CD Marantz, che prevede espressamente tale possibilità.

La scelta dei brani da riprodurre è stata, stavolta, abbastanza limitata. Dovendo effettuare dei confronti tra una cerchia ristretta di diffusori si è, infatti, reso necessario circoscrivere la riproduzione su suoni per così dire "familiari", conosciuti da un certo numero di appassionati. Sono state selezionate incisioni di ottimo livello ed equilibrato timbro, nello specifico:

"Plays Bach" di J. Loussier Trio edizioni Telarc;
"Test Audiophile n. 2 e 3" edizioni Cheski Records;
"Turbulent Indingo" di Joni Mitchell;
"To Road to Return" di Michael Hedges ed. Windhom Hill Records;
"Bright Size Life" di Pat Metheny;
"White Winds" di Andreas Vollenweider;
"The N.Y. Girl's Club" di Rebecca Pidgeon" edizioni Cheski Records;


Prove di ascolto con circuito di controreazione escluso (posizione interruttore off).

Il primo impatto è decisamente "travolgente", l'accoppiata Celeste-Klipschorn spazza via tutti e tutto. Non ci si aspetta proprio che da un apparecchio di dimensioni così modeste possa fuoriuscire tanta musica... passano diversi minuti, circa una ventina, prima che si possa iniziare a ragionare. Poi le idee si fanno via via più chiare ed iniziano ad emergere pregi e difetti, così come di seguito analizzati,.... ma andiamo con ordine.

Siamo sicuramente in presenza di una "gran bella realizzazione". L'impressione è quella di avere a disposizione una quantità di riserva di potenza infinita, al limite del sopportabile; e poi una straordinaria ed unica DINAMICA . Personalmente in tanti anni di onorata carriera, trascorsa a provare, ascoltare, testare amplificatori non ho mai riscontrato nulla di simile.

Occorre tornare indietro nella mia memoria al 1983 quando, appena quindicenne, acquistai un equalizzatore, il mitico Denon mod. DE 70, (apro una breve parentesi per spiegare che all'epoca, con sorgenti ancora analogiche, il concetto di alta fedeltà non era ancora quello di massima purezza del segnale, per cui far far giri in più al segnale di ingresso, per correggere eventuali difetti, era una prassi molto comune. Qualcuno ricorderà senz'altro che, più che correggere rifrazioni di suono nell'ambiente di ascolto, si preferiva equalizzare il segnale in uscita). Ebbene questo apparecchio, peraltro ancora in possesso di mio padre, aveva incorporata anche una funzione accessoria: la Dynamic Expander . Si trattava di un piccolo tasto che, se inserito, aumentava a dismisura potenza e dinamica all'amplificatore. L'effetto ricreato è paragonabile a quello del turbo nei motori delle auto che andavano di moda proprio in quegli anni. In tali autovetture, al momento dell'inserimento della turbina, che avveniva soltanto superato un certo livello del numero dei giri-motore, il passeggero subiva il classico "calcio nel sedere". Ebbene in questo caso il "calcio" arriva direttamente nelle orecchie. La differenza sostanziale è che con Celeste la dinamica proviene direttamente dall'amplificatore, e che, dunque, il segnale non viene affatto alterato e sporcato, come nel caso dell'introduzione del Dinamic Expander del mio "vecchio equalizzatore".

Certo l'impatto con Klipsch è sicuramente da limitare o addirittura, per gli appassionati più delicati, da evitare, soprattutto con l'interruttore di contoreazione in posizione "off", dal momento che quest'ultimo è già un diffusore estremamente dinamico, quindi dinamica dell'amplificatore unita alla dinamica del diffusore creano un effetto "esplosivo ". La sensazione di naturalezza è comunque unica, la "creatura di Coppi" si avvicina davvero molto alla realtà nel caso di riproduzione di musica dal vivo (le famose "Live Session"), anche se in tale configurazione si fa presto, poi, a saturare l'ambiente e spesso ci si ritrova con le trombe del diffusore che sembrano entrare direttamente nei timpani delle orecchie. Un po' di fruscio è riscontrabile in assenza di segnale, ma questo sta a dimostrare che davvero in configurazione "off" non esiste alcun filtro di uscita. L'ampli è generosissimo su tutti i fronti, sempre presente, la quantità di corrente erogata è inimmaginabile e arrivano frequenze cosi profonde da sconsigliare a tachicardici o cardiopatici una tale esperienza o comunque una esposizione superiore ai 15 minuti, soprattutto a volumi elevati. Le "sleppate" del basso e della chitarra acustica, ad esempio, dell'album di Joni Mitchell "Turbolent Indingo", escono fuori come se si fosse stabilito un diverso volume per l'uno o per l'altro strumento, in poche parole DINAMICA allo stato puro ...


Prove di ascolto con circuito di controreazione inserito (posizione interruttore ON).

Le cose sembrano ritornare più "sotto controllo" azionando il circuito di controreazione, poiché l'ampli diventa immediatamente più sobrio, meno trasgressivo, evitando di abbandonarsi in eccessi che, per alcuni dei "miei invitati " (ho infatti chiamato alcuni appassionati), sono intollerabili, risultando, conseguentemente, più vicino, ad una configurazione Home Hi-Fi, cioè di un qualcosa che può comunque suonare in una stanza con delle pareti. Si riduce, e anche di molto, il rumore di fondo generato in assenza di segnale, anche se non scompare del tutto. Così configurato "Celeste" apre finalmente le porte ad una interessante discussione fra audiofili che debbo, però, più di una volta, moderare.

Le conclusioni, alla fine, riflettono una "tendenza hi-fi" che anche qui a Teramo sembrerebbe aver attecchito, e cioè quella della definizione del concetto di alta fedeltà, che dopo anni di assoluto predominio dei diffusori a membrana, magari anche di dimensioni mini, accompagnati ovviamente da amplificatori a "stato solido" molto controllati ed ovattati, sembra oggi tornare ai suoi arbori. Diffusori molto efficienti, quasi sempre caricati a tromba, unitamente ad amplificatori valvolari o comunque operanti in pura Classe A, vengono in questi anni riscoperti anche grazie ad alcuni straordinari progettisti, guardacaso proprio italiani, che stanno realizzando, in materia quella che oserei ribattezzare una "Controrivoluzione Copernicana ".

Potrei fare anche dei nomi, a patto di non essere tacciato di pubblicità occulta: è il caso di Luca Chiomenti, fondatore della Kiom o della italianissima Zingali o, ancora di Luigi Benciolini e Massarotto (JJLaboratories) e non da ultimo e a modo suo, dello stesso Alessandro Coppi cui va pubblicamente tutta la mia stima per l'eccellente lavoro realizzato e per le brillanti intuizioni costruttive. Per quanto mi riguarda, invece, non ho mai avuto ripensamenti di sorta avendo acquistato le Klipschorn nel lontano settembre 1984 e non avendo mai dubitato dell'equazione "Alta Efficienza" = "Alta Fedeltà".

Impressioni di ascolto con i diffusori Merlin VSM - circuito di controreazione non inserito (posizione off).

Forse è proprio quest'ultima prova, realizzata fra l'altro alcuni giorni dopo in "quel di Pescara", a mettere d'accordo un po' tutti. Le doti strabilianti di questo "strano marziano " vengono finalmente fuori senza che l'eccessiva efficienza dei precedenti diffusori offuschi il "quadro di insieme". I diffusori Merlin, per chi non li conoscesse, sono diffusori da pavimento 2 vie, a membrana, di fabbricazione americana, accordati in bass reflex con una timbrica abbastanza neutra, ben equilibrati, anzi un po' carenti in gamma bassa se non adeguatamente amplificati. Si tratta in sostanza di diffusori impegnativi che necessitano di molta, molta corrente e, nonostante l'efficienza dichiarata sia abbastanza elevata 89 db/w ad 1mt, hanno in passato mandato in clipping fior fiori di amplificatori. Ed è qui che finalmente Celeste può essere impegnato a dovere. Va premesso che anche con questi diffusori la riserva di potenza è ancora tanta, ma con casse a membrana, meno nervose, finalmente lo si può ascoltare con il circuito di controreazione disinserito godendosi, in tutta pienezza, la splendida Dinamica che ne fuoriesce. La trasparenza poi è indescrivibile: la gamma medio alta è sempre nitidamente cristallina, senza peraltro mai affaticare.

Certo non si tratta di un classico amplificatore a valvole, né di uno stato solido tenero o delicato. Celeste, nonostante il nome, è più simile ad una tempesta che ad un cielo sereno (qualcuno mi scuserà per la discutibile similitudine), ma alla fine regala vere emozioni anche ai più convinti sostenitori dell'approccio audiofilo-soft.


CONCLUSIONI

Si tratta di un "progettino" sicuramente da considerare per chi già dispone di un impianto Hi-Fi completo e desidera ottenere un qualcosa di più trasgressivo, un po' come una spider che può essere consigliata in acquisto come seconda, terza o addirittura quarta automobile.

Occorre accettare qualche "esuberanza" a fronte di una irresistibile trasparenza e naturalezza. Tutto il resto dipende dall'altro partner, vale a dire dal diffusore. Sconsigliabile con diffusori con efficienze superiori ai 95 db/w ad 1mt o particolarmente sbilanciati sulle frequenze alte, consigliabilissimo se si dispone di diffusori poco efficienti e "tosti" con woofer particolarmente rigidi, vedi ad esempio Spendor, Point Source, Aloia (nell'unico modello prodotto), qualche modello di B&W (prima dell'avvento della generazione Nautilus).

Se poi l'esigenza è la riproduzione di musica live o, addirittura, l'amplificazione di strumenti per fare musica dal vivo, ritengo proprio che Celeste sia davvero insuperabile: con pochissimo si realizza un amplificatore che chiede poco (due valvole e due transistor più tanto lavoro ovviamente), ma che regala davvero molto...

Ultimo consiglio che mi sentirei di aggiungere, per chi avesse deciso di autocostruirlo, è quello di assicurare bene eventuali cristalliere presenti in ambiente prima di accenderlo; non chiedetemi il perché, fatelo e basta, poi mi ringrazierete.


...."dinamicamente" Vostro

Roberto.